“REGAZZONIK” FA IMPAZZIRE MONZA NELLA GIORNATA MONDIALE
Fine estate 1975.
Il Gp d’Italia a Monza, che si corre sempre ad inizio Settembre, ha quel fascino che hanno i pomeriggi di fine estate. Ci sono ricordi belli da portarsi dietro e voglia che ancora possa succedere qualcosa per prolungare la gioia prima di nebbie e freddo.
Monza 1975, 50 anni fa, attendeva il Gran Premio di Formula 1 in uno stato di euforia come non succedeva da tempo. Perso il mondiale piloti 74 all’ultima gara al Glen con Clay, ancora oggi in un modo difficilmente comprensibile, il circuito brianzolo può finalmente vedere una Ferrari mondiale dopo oltre 10 anni. Il 1964 con il figlio del vento John Surtess. Altra epoca.
Sull’onda della Lotus 72 che aveva rivoluzionato le monoposto portandole dalla forma a sigaro, o ragni come dicevano gli inglesi, alle forme che oggi tutti conosciamo con i radiatori di lato all’abitacolo e le pance con funzione aerodinamica, la Formula 1 aveva cambiato faccia. E Forghieri per il 1975 aveva preparato la 312T, 3000 cc, 12 cilindri, cambio trasversale, affinando un progetto iniziato qualche anno prima che aveva visto la rossa rinunciare perfino all’endurance per concentrarsi totalmente sulla F1.
Altra epoca anche dal punto di vista mediatico. La F1, che esploderà completamente poi nel 1976, è sempre più fenomeno di massa. Si iniziano a vedere più gare in TV, i media anche non di settore cominciano ad interessarsi sempre di più alle gare e ai piloti. Niki Lauda e soprattutto Clay Regazzoni sono perfetti anche in questo. Con Clay che buca lo schermo televisivo e fotografico dei rotocalchi.
Quanto costava 50 anni fa un GP a Monza? Si andava dalle 10.450 lire della tribuna centrale alle 3.000 lire del prato.
Monza freme. L’italia era in quel momento con l’Alfa Romeo campione mondiale sport prototipi. Brambilla, il gorilla di Monza, era fresco vincitore dell’indimenticabile e bagnatissimo Gran Premio d’Austria. Lella Lombardi era riuscita ad andare a punti in F1, prima donna a riuscirci. Lancia era vincente nei rally. Insomma mancava la vittoria Ferrari. Niki era il giovane arrembante e Clay si sa, per gli italiani è sempre stato più italiano che svizzero.
E Monza freme anche perchè nei test pre gara due motori del cavallino andarono in fumo temendo una nuova Glen in salsa brianzola.
S.Eustorgio d’Arcore. Quartier generale della rossa per il Gran Premio d’Italia.
Clay è convinto di poter ripetere la vittoria di 5 anni prima e riscattare un 75 non soddisfacente come sperato. Niki pensa al mondiale. Siamo in Italia e si sa, la rossa è una religione. Le campane di S.Eustorgio d’Arcore vengono “legate” perché non disturbino i sogni ed i piani dei due piloti. Vengono persino prodotte 3000 bottiglie di lambrusco speciali da aprire nel caso di vittoria.
La domenica mattina del 7 settembre diluvia, ma poi smette. La gara è un monologo rosso. Clay ruba la prima posizione in partenza a Lauda, che era in pole, e ne terrà la testa sino alla fine. Niki penserà solo ad arrivare a fine gara non correndo rischi. A fine gara si lascia passare anche da Fittipaldi diretto avversario ma ormai innocuo. Clay infatti è irraggiungibile per tutti quel giorno, e giro dopo giro, incrementa un vantaggio incolmabile, accompagnato dalle urla della folla che lo saluta in piedi ad ogni passaggio. La rossa torna mondiale. Si gioisce per Lauda ma anche per Clay.
Scrive Franco Lini su Autosprint:” una vittoria che è un atto di giustizia per quello che lo svizzero ha meritato non soltanto stavolta, ma in tutte le gare dell’ultima parte di stagione”.
Giancarlo Cevenini sempre di Autosprint su Clay riporta questo:” Niente da fare contro Regazzonik… Superlativo! Ha fatto una corsa da manuale. La folla sente il personaggio, mentre non sente Lauda, ma impazzisce per Clay”.
Concludiamo con due scene. Le ali di folla festanti ad abbracciare Clay e l’immagine dello stesso Clay che spruzza champagne assieme all'immancabile cerimoniere rosso Scintilla Tramonti… Abbiamo scritto champagne? Si ma solo per il podio, quelle bottiglie di lambrusco sono state poi usate nel retrobox.
Ora i pensieri possono correre al 1976…E l’estate può finire.
Riccardo Turcato


